La Storia

I Romani

I ROMANI iniziarono a popolare l’area manzianese dopo la caduta politica di Caere e Tarquinia (IV-III sec. a.C.) e modificarono, col tempo, l’aspetto della zona: olivo, vite e alberi da frutta sostituirono progressivamente i cereali. La realizzazione della via Clodia favorì i rapporti col vicino centro di Forum Clodii (odierna area di S. Liberato, presso Bracciano). Un diverticolo della stessa via, attraversando il Ponte del Diavolo, portava alle terme di Stigliano. Presso queste ultime si trattenevano a scopo curativo i legionari che tornavano da spedizioni militari al Nord, prima di rientrare a Roma, mentre per gli animali al seguito delle truppe nulla curava meglio delle acque e dei fanghi della Caldara.
Si svilupparono qua e là ville rustiche, dove tutti i membri della famiglia erano impiegati nel lavoro dei campi. Sull’Eremo sorse un piccolo santuario della Bona Dea, accanto al quale nacque, molto probabilmente, un ‘vicus’, un villaggio.
Dopo l’avvento del principato (27 a.C.), le ville andarono trasformandosi in aziende autosufficienti, con un buon numero di servi (una di queste sembra essersi sviluppata sul pianoro al Poggio della Torre). I terreni furono coltivati in ragione delle esigenze dei padroni, mentre veniva intensificato l’allevamento, dei cavalli e dei maiali; anche attorno al bosco si allargarono i pascoli, ristabilendo così la progressiva formazione del latifondo.
Si galleggiò in una situazione sostanzialmente tranquilla, per altri duecento anni; l’area della Silva trasse lustro, fra l’altro, dall’acquedotto di Traiano, che riceveva le le prime sorgenti proprio dalle colline fra Oriolo e Manziana (109 d.C.). Poi la decadenza iniziò, parallelamente agli eventi confusi del III secolo che portarono all’anarchia militare e alla tetrarchia di Diocleziano, mentre si affermava progressivamente il Cristianesimo. Se le ricche ville di campagna avevano ormai definito il proprio ruolo di entità autonome, le terre persero via via produttività e vigore fino a risultare, agli inizi del V secolo, sostanzialmente abbandonate. La Silva Mantiana riprese ad estendersi, mentre a sud-ovest il litorale tirrenico andava lentamente ricoprendosi di paludi; non è azzardato pensare che al Poggio della Torre siano confluite le persone che fuggivano dalla costa malarica e gli abitanti del vicus sull’Eremo, destinato alla rovina.









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