La Storia

Il Medioevo e S. Pupa

Le invasioni barbariche determinarono, nel MEDIOEVO, il crollo economico dell’area, nella quale sopravvissero la vicina Monterano e il villaggio al Poggio della Torre. Villaggio che col tempo acquisì il nome di 'Castrum Sanctae Pupae'.
Poco dopo il Mille, Santa Pupa era un piccolo borgo ‘incastellato’ - fortificato, cioè - nelle mani dei signori di Vico, ricordati dalla storia per l’indole crudele. E ai primi del Duecento sorgeva, a nord-est, la chiesetta della Fiora.
Fra il 3 febbraio 1290 e il 1° marzo 1291 l’Archiospedale romano del S. Spirito perfezionò l’acquisto del borgo di S. Pupa e del vicino bosco. Il S. Spirito era un Ordine religioso, fondato un secolo prima, la cui Regola prescriveva l’assistenza ai malati e la cura dei trovatelli, abbandonati sulla ruota dell’Ospedale romano in Saxia. Il reggitore dell’Ordine (detto Barone, o Commendatore, o Precettore del S. Spirito) veniva nominato direttamente dal pontefice.
Gli abitanti di S. Pupa vissero e operarono sotto i nuovi padroni, sino alla fine del ’300, con relativa tranquillità, nonostante le mire espansionistiche degli Orsini di Bracciano. Attorno alla metà del XIV secolo il borgo contava circa 500 abitanti, raccolti attorno alla torre e alla chiesetta di S. Maria.
Nel corso del Quattrocento S. Pupa cessò di esistere. In un atto di papa Callisto III (12 agosto 1456), il paesetto è definito "dirutum": in rovina e spopolato. Non è ancora chiaro il motivo della scomparsa del piccolo centro. Un’ipotesi plausibile si ricollega ad Everso degli Anguillara, signore potente e feroce, che si era impadronito del territorio fra Vetralla e il mare, e potrebbe aver distrutto il borgo, dopo aver costretto gli abitanti ad andarsene.

L’origine del toponimo "Santa Pupa" costituisce un vero e proprio rompicapo per gli studiosi d’oggi, che si affidano in definitiva a un paio di ipotesi, fermo restando che una S. Pupa non è mai esistita, anche se a Roma se ne conserva affettuosa memoria come protettrice dei bambini e degli incoscienti. Qualcuno pensa al ritrovamento, in quei tempi lontani, di una lapide sepolcrale dilavata, in cui era ancora leggibile una scritta del tipo “…S…PUPA…”; qualcun altro fa riferimento ad una leggenda, nata sempre nel Medioevo, secondo la quale l’ipotetica Santa era una di quei sette fratelli interamente votati al Cristianesimo, che - si tramandava - avevano fondato nell’alto Lazio diversi centri col proprio nome: S. Vito, S. Marciano, S. Severa, S. Celso, S. Ansino, S. Marinella e appunto S. Pupa. Ma ambedue le ipotesi, considerate isolatamente, non appaiono del tutto confortanti: se da un lato infatti sembra un po’ semplicistico l’accostamento lapide-toponimo (quasi un segnale stradale), dall’altro può risultare superficiale non occuparsi dell’origine della leggenda.
Sin dal IV secolo s’erano diffusi racconti e ricordi dei Santi martiri o di quanti avessero comunque costituito un chiaro esempio del vivere cristiano. Spesso i nomi propri delle persone di specchiata virtù sfuggivano col tempo al ricordo, né ci si curava della reale esistenza storica dei personaggi rammentati con devozione. Nulla ci vieta di pensare che nei ‘secoli bui’ del Medioevo si sia a lungo parlato, al Poggio della Torre, di una vergine giovinetta (una 'pupa', appunto) santamente vissuta o glorificata dal martirio nei dintorni. D’altra parte possiamo liberamente supporre che Pupa fosse un nome proprio - come tale diverse volte è stato usato - e che si riferisse ad una donna del cui impegno cristiano s’era a lungo tramandato il ricordo. La leggenda dei sette fratelli, allora, appare meno improbabile se si tien presente che la devozione popolare ha da sempre operato uno “schiacciamento” temporale delle vite dei Santi di epoche diverse, proiettandole di consueto insieme in un’unica lontana dimensione. La riprova è data dai toponimi dei siti dell’Alto Lazio ricordati poco prima.









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