Memorie

Pullio, Bona Dea e memorie nel bosco

Diverse centinaia di metri a nord-est dell’ara di Quadroni è situato, in una fitta macchia di alberi, il dado trachitico di Numerio Pullio, un monolito appena rastremato in alto, le cui misure oscillano fra i m 1,89 e 1,64. Attorno alla base c’è una cornice, e sulla faccia rivolta a nord-ovest si legge: N•PVLLIVS•V -Numerius Pullius v(ovit?)-. Forse dedicato alla Bona Dea, il monumento fu fatto erigere da Pullio, ricco signore di Forum Clodii, nel I° sec. a.C.
Sempre sull’Eremo, in direzione di Canale, alcuni robusti conci sono custoditi in una proprietà privata. Molto probabilmente sono i resti del Santuario della Bona Dea Subsaxana, piccolo tempio, forse in stile tuscanico, ai cui piedi doveva stendersi il vicus.
Altri resti romani si trovano nel bosco. I Muraccioli sono due brani di muro, contesti piuttosto sommariamente in pietra e disposti ad angolo, appartenenti ed un ambiente originariamente voltato a botte: un luogo di lavoro o forse, meglio, una cisterna? Da chiarire è anche la funzione di una breve galleria ipogea anch’essa voltata a botte e di dimensioni interessanti - chiamata al plurale, Grotte di Pisto -, che si apre ad est della strada del Viarello.
Sono poi da ricordare i Bottini, due ambienti a fior di terra (presso il confine ovest di Macchia Grande) ancora leggibili: raccoglievano l’acqua della vicina sorgente del Bottaccio (ora spenta), versandola poi in una condotta che giungeva al sito odierno del Fontanile Nuovo.
Sempre nel bosco il cocciame affiorante ed alcuni conci superstiti testimoniano la presenza di abitazioni al Taccaro, al Faggione (notevole l'estensione intuibile in pianta), al Bologno e al Viarello. Proprio i resti della domus del Viarello potrebbe essere prossimo oggetto di un’indagine archeologica.









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