La Natura

Macchia Grande

L'erede della Silva Mantiana

MACCHIA GRANDE copre poco più di 580 ettari, a sud ovest del paese. E’ un bosco dalla lunga storia, anche se le piante che oggi vediamo sono solo le lontane discendenti degli alberi possenti che andavano, nella preistoria, dai colli Cimini sin quasi al mare. “Silva Mantiana” era chiamata al tempo dei Romani, e già con gli Etruschi si era sensibilmente ridotta. I suoi confini erano certamente diversi da quelli odierni: una parte forse coincideva col sito attuale (dalla metà della strada di Mezzamacchia fin verso le Colonie), mentre tutto il resto saliva ad est della Solfatara verso l’attuale Manziana, toccava il territorio oriolese per piegare poi a oriente verso la regione cimina.
Durante il Medioevo la selva, abbandonata a se stessa, si era di nuovo allargata, pur senza avvicinarsi all’estensione preistorica. Poi, nel corso del ‘500, l’Archiospedale del S. Spirito e la famiglia dei Santacroce avevano di nuovo sottratto spazio al bosco, ottenendo terreni per i nuovi coloni, i capannari. Da allora, i confini della vasta cerreta sono andati via via attestandosi sul perimetro attuale.
Nonostante l’aspetto maestoso, Macchia Grande ha una sua fragilità, dovuta soprattutto allo scarso apparato radicale degli alberi, che la dura roccia ignimbritica comprime il più delle volte verso la superficie. Così le bufere di vento hanno schiantato, più d’una volta, centinaia e centinaia di esemplari arborei: è ancora viva nella memoria degli anziani, ad esempio, la tempesta scatenatasi nella notte di Capodanno del 1944.
Il bosco non è lontano dal mare. Ma le rupi del Sasso riducono sensibilmente i venti e la salsedine che giungono dal Tirreno, mentre il lago di Bracciano garantisce un certo tasso di umidità: sicché Macchia Grande non ha acquistato, nei millenni, il volto di foresta mediterranea, mantenendo caratteri più continentali.









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